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"Testimonierò finché ne avrò la forza: sento che è questo che fa sì che la mia sopravvivenza non sia inutile". Si è conclusa con questa promessa da parte della scrittrice Edith Bruck, testimone della Shoah, la marcia silenziosa, che giovedì 2 novembre è partita dalla Sinagoga di Genova fino in Galleria Mazzini, luogo dove il 3 novembre del 1943 i soldati nazisti catturarono il rabbino capo della comunità ebraica Riccardo Pacifici. La stessa mattina gli ebrei genovesi, chiamati con l’inganno al tempio israelitico, venivano fatti prigionieri dalle SS. In 261 furono deportati nel campo di concentramento di Auschwitz, da cui tornarono in 20.

“Siamo grati – ha detto Raffaella Petraroli Luzzati, presidente della Comunità ebraica di Genova – a Sant’Egidio che ogni anno organizza questa memoria. Oggi questo avviene purtroppo in un momento doloroso e difficile da decifrare, ma l’amicizia, la cultura e la conoscenza possono darci una speranza per il futuro”.

Un pensiero condiviso anche dall’arcivescovo di Genova Marco Tasca, che ha ricordato come il faticoso esercizio della memoria renda possibile sperare in un mondo libero da muri e in pace.

Di fronte “all’allarmante crescita degli episodi di antisemitismo in Europa e nel mondo”, denunciata da Myriam Krauss, presidente di ANED, e alle immagini del conflitto in Medio Oriente “sentiamo il bisogno, riuniti in questa sinagoga, – ha detto Giuseppe Momigliano, Rabbino capo della Comunità ebraica di Genova, che ha guidato un breve momento di preghiera nel Tempio – di pregare insieme per la pace, per la salvezza degli ostaggi, per la vita delle persone che in quei luoghi sono in pericolo e in sofferenza”.



Dopo il minuto di silenzio dedicato a tutte le vittime della deportazione e della Shoah i partecipanti si sono riuniti in corteo verso Galleria Mazzini. Hanno preso parte alla marcia anche i bambini e ragazzi delle Scuole della Pace di Sant’Egidio e diversi giovani nuovi europei, che hanno retto i cartelli con i nomi dei campi di sterminio.

Abbiamo sentito in questi anni la necessità di conservare con ostinazione questa memoria e di diffonderla – ha detto Andrea Chiappori, responsabile di Sant’Egidio a Genova – per contrastare il contagio dell'odio e per partecipare alla costruzione di un mondo più umano”.

È intervenuta, in collegamento, anche la presidente dell’Unione Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, che ha invitato ciascuno ad assumersi la responsabilità di questa ricerca. “Non possiamo sostituirci a chi governa – ha detto Di Segni – ma possiamo trasmettere alle persone che abbiamo vicine parole di pacatezza, rispetto e fiducia. La diffidenza non deve annebbiare la nostra mente”.

Al termine della manifestazione hanno preso la parola anche Alberto Rizzerio, presidente del Centro Culturale Primo Levi, e Edith Bruck, scrittrice e testimone dei lager nazisti, con un messaggio registrato. “Per me la memoria è pane quotidiano. – ha detto – Da 62 anni porto la mia testimonianza nelle scuole, nelle ambasciate, nelle associazioni. Spiego ai ragazzi che mai bisogna discriminare, che è necessario lavorare per la convivenza civile e difendere i più deboli sempre. Credo che tutto questo non sia stato inutile e che andrò avanti finché ne avrò la forza”.



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