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“I migranti non sono un problema, ma rappresentano il futuro”

  • 29 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 1 lug

Le parole dell'arcivescovo Tasca alla veglia  “Morire di speranza”, centinaia di persone nella basilica dell'Annunziata


“Anche quando perdono la vita, i migranti non sono solo un problema o un dramma, sono persone che hanno sogni, progetti, e portano in sé i germi del futuro” sono state nette le parole dell'arcivescovo di Genova, Marco Tasca, in occasione della preghiera “Morire di speranza” organizzata nella basilica dell'Annunziata a Genova per ricordare le donne e gli uomini che hanno perso la vita nei viaggi verso l'Europa.


I nomi delle persone che hanno perso la vita lungo le rotte migratorie sono risuonati uno dopo l’altro: uomini, donne e bambini fuggiti da guerre, violenze, persecuzioni e povertà estrema, morti nel Mediterraneo, nei Balcani o nella Manica mentre cercavano un futuro migliore.


Tra le storie ricordate durante la veglia quella di Mariam, una neonata ivoriana morta di ipotermia poco dopo essere arrivata a Lampedusa con la madre, e quelle di Shaima e Soula, giovani donne sudanesi morte nel tentativo di attraversare la Manica.

Dal 1990 ad oggi sono oltre 76.500 le persone morte o disperse nel tentativo di raggiungere l'Europa. Più di 50.000 hanno perso la vita nell'ultimo decennio e oltre 4.500 nell'ultimo anno secondo le stime dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.

Numeri che raccontano una tragedia che continua a consumarsi lontano dagli occhi dell'opinione pubblica ma che continua a interrogare le coscienze e le responsabilità dell'Europa e chiede a ciascuno di non rassegnarsi davanti alla sofferenza di tanti.


“Davanti a storie come queste – ha detto Andrea Chiappori, responsabile di Sant’Egidio in Liguria – non possiamo fermarci a pensare che non si possa fare nulla. Vanno trovate vie alternative e umane, che consentano l’arrivo in sicurezza e una piena integrazione nel tessuto sociale italiano”. E’ quello che la Comunità di Sant’Egidio, assieme alle chiese protestanti, sta facendo con il progetto dei Corridoi Umanitari, che oggi hanno consentito l’arrivo in Italia in modo sicuro di oltre 10000 persone, delle quali alcune decine a Genova, che hanno seguito un percorso di apprendimento della lingua e di inserimento nella vita produttiva e sociale e oggi studiano, lavorano e contribuiscono alla vita comune della nostra città.





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