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La scuola del Cep che resiste «Noi ultimo presidio dello Stato»

20 gennaio 2026
CEP
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Aule immersive e corsi pomeridiani alla "Aldo Moro" per sostenere i ragazzi e toglierli dalla strada

«Tutti i bambini sono bravi e intelligenti. Basta saperli stimolare». Tiziana Cortesia, maestra elementare, è una delle docenti storiche della scuola Aldo Moro del Cep, insieme a Nadia Calcagno: i piccoli sono in palestra, ma in aula c'è tutto il contesto montessoriano, dai banchi ai materiali. Al piano di sotto, i ragazzi delle medie suonano la batteria, la chitarra, le tastiere. «Sono scatenati, ma ogni anno riusciamo a fare un concerto: almeno così si staccano dai cellulari, commenta Riccardo Barbera, dell'associazione Esperanto, che portano la musica ai ragazzi più grandi. «Sto per andare in pensione, ma ho chiesto di venire qui perché so che è una scuola splendida», dice la maestra della scuola d'infanzia Laura Maiocchi, che fino all'anno scorso era alla Calamandrei e condivide il lavoro con Laura Scorza, veterana dell'istituto. Proprio al piano di sopra, la materna Nuova Cantina ha appena visto uscire i più piccoli, che hanno giocato con piattaforme interattive, progetti di coding, e altro. Ancora sopra, al quarto piano, i volontari di Sant'Egidio - tutti ragazzi giovanissimi - aiutano i bambini ei ragazzi nei compiti: sono entrati prima delle otto, usciranno alle 19.

Immersa nel dedalo delle migliaia di case popolari del Cep, il Centro edilizia popolare che sorge sulle alture dell'estremo ponente cittadino, la scuola Aldo Moro è solo un puntino sulla carta geografica, ma rappresenta la voglia di riscatto di una comunità. E un modello che chiede attenzione anche allo Stato.

«Qua vicino c'è la scuola Quasimodo, abbandonata per mancanza di iscrizioni: un cubo di cemento senza vita - commenta Sergio Casali, Sergio Casali di Sant'Egidio, coordinatore del progetto "Nuovo Orizzonte" finanziato dall'impresa sociale Con i Bambini - Quello che stiamo cercando di fare è cambiare la prospettiva. Questa oggi è una scuola di eccellenza. E c'è chi, come avevamo ipotizzato, di fronte a un servizio di eccellenza porta i figli fino a qua». Conferma la maestra Maiocchi: «Abbiamo due piccoli alunni che vengono da Sampierdarena e da Sestri Ponente. Per i genitori è scomodo, ma sono stati loro a piangere quando gli hanno detto che non sarebbero più venuti qui da noi».
Il Cep è un quartiere complicato. Un migliaio o poco meno di case popolari, in un con testo urbanistico e sociale complicato. Qui abbiamo visto casi difficilissimi - racconta la maestra Cortesia - Famiglie distrutte, bambini e ragazzi abbandonati. Non possiamo sempre riuscire, ma ora siamo determinati e innamorati di questo progetto». Il preside Luca Goggi (dirigente dell'istituto comprensivo Pra') non ha avuto esitazioni nel fare tutto il possibile per portare avanti i progetti, che sono tanti: la scuola resta aperta, grazie ai fondi del progetto ma anche al lavoro dei volontari, tutta l'estate. A lavorare con i docenti ci sono il Teatro della Tosse, la già citata Esperanto e la Linkin Art che porta i ragazzi a esprimersi nelle arti figurative: vicino alla scuola hanno realizzato due splendidi murales, un'altra luce nel grigio dedalo delle case popolari.

I numeri restano precari, perché il calo demografico è un fatto: solo 18 gli alunni dell'infanzia (che hanno per forza di cose una sezione unica, e anzi lanciano un appello alle famiglie per nuove iscrizioni), le elementari viaggiano su una sezione sola, le medie hanno avuto un boom nel 2024-25 con due sezioni, ma quest'anno sono tornate a una «anche per via dello stop della navetta: arrivare qui non è facile», ricorda Casali. Una sezione robusta c'è ancora.

«Quello che stiamo facendo sulla base dell'esperienza delle Scuole della pace di Sant'Egidio che sono qui da oltre dieci anni, è tentare di fermare la "segregazione scolastica", spiega Casali. Il fenomeno è la ghettizzazione delle scuole nei quartieri con maggiore disagio socioeconomico, dove le scuole soffrono una emorragia di iscrizioni: le famiglie, temendo "brutte frequentazioni", iscrivono i bambini e i ragazzi altrove. L'esperienza della Aldo Moro ha visto una inversione di tendenza, che è un grande successo per un territorio molto fragile e che è già stato messo sotto la lente della stessa Prefettura.

Come ricordato ieri dal Secolo XIX, l'abbandono scolastico, gli alti tassi di Neet (giovani che non lavorano né studiano e la dispersione implicita (cioè i ragazzi che arrivano al diploma ma senza avere competenze precise, come confermato dalle analisi Invalsi) sono una minaccia al futuro della società nel suo complesso. Il Cep e altre zone, come Campi e il Campasso, sono state messe sotto esame dalla stessa commissione parlamentare d'inchiesta sulle Periferie. Il bando di Con i bambini scadrà nel corso di quest'anno, e il destro passerà alle istituzioni statali: il preside Goggi ha già chiesto all'Ufficio scolastico regionale la possibilità di avere più personale per tenere aperte le medie tre pomeriggi a settimana. «Alle medie, le famiglie in genere prevedono attività scelte privatamente tra sport, musica e altro - dice il preside Goggi - Qui, le famiglie non hanno possibilità concrete. Invertiamo il processo: offriamo noi, a costo zero o quasi, le attività pomeridiane. Per togliere i ragazzi dalla strada e consentire loro dei percorsi di crescita. Abbiamo avuto ottimi rapporti con l'Ufficio scolastico, non diamo nulla per scontato ma contiamo sulla sensibilità del ministero. Qui lo Stato siamo noi».

Alessandro Pulmesino

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