Morire di Speranza

22 giugno 2020

GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO: BAGNASCO ALLA VEGLIA IN RICORDO DEI 40MILA MORTI NELLE ROTTE VERSO L’EUROPA

In occasione della Giornata mondiale del rifugiato che si è celebrata il 20 giugno, la Comunità di Sant’Egidio invita tutti a partecipare alla veglia “Morire di Speranza”, organizzata insieme alle altre associazioni impegnate nell’accoglienza e nell’integrazione delle persone fuggite da guerre o da situazioni insostenibili nei loro Paesi (Ufficio diocesano Migrantes, Fondazione Auxilium, Ceis Genova). A Genova, nella basilica della Ss. Annunziata del Vastato Maria, oggi – lunedì 22 giugno – alle ore 18,30, verranno ricordate le 40.900 persone morte, dal 1990 a oggi, nel mare Mediterraneo o nelle altre rotte, via terra, dell’immigrazione verso l’Europa. Un conteggio drammatico, che si è ulteriormente aggravato nei primi mesi del 2020, quando, nonostante la situazione di emergenza causata dal Covid-19 sono state 528 – per metà donne e bambini – le persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere il nostro continente, soprattutto dalla Libia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale. Si tratta di un bilancio troppo pesante, per essere considerato, come troppo spesso accade, come una statistica accanto alle altre. È invece una tragedia dell’umanità di cui occorre fare memoria pensando soprattutto alle migliaia di persone che si trovano in questo momento nei centri di detenzione in Libia – per i quali è più che mai urgente aprire i canali dei corridoi e dell’evacuazione umanitaria – o nei campi profughi di Lesbo, dove alle condizioni disumane si è aggiunto il pericolo della pandemia.
Durante la veglia, che sarà presieduta da mons. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Consiglio delle conferenze episcopali europee, verranno ricordati alcuni nomi di chi è scomparso e accese candele in loro memoria. Parteciperanno numerosi immigrati di diversa origine e saranno presenti anche familiari e amici di chi ha perso la vita in mare.

Quell’elemosina che unisce Musulmani e Cristiani

Le moschee di Genova e Sant’Egidio insieme per sostenere gli anziani soli

Poche ore dopo l’inizio dell’emergenza covid-19, l’Imam prende il telefono e chiama “il maestro Claudio”. Non parlano molto, ma un concetto è chiaro: «dobbiamo fare qualcosa». L’imam è Mustapha Mohammed Garib, responsabile del Centro islamico di via Prè, uno dei più attivi nella Centro storico genovese. E “il maestro Claudio” è Claudio Bagnasco, storico insegnante volontario della Scuola di Lingua e Cultura Italiana della Comunità di Sant’Egidio, che ha insegnato l’italiano a generazioni di immigrati in città. Già a marzo, la Comunità Islamica genovese – in particolar modo la Moschea di via Prè e il centro Assal del Campasso – si è attivata attraverso raccolte alimentari per il sostegno dei più fragili. Il cibo è stato consegnato in queste settimane al Centro Genti di Pace di Sant’Egidio. «Dicci cosa serve agli anziani» ha chiesto l’imam Garib, commosso di fronte alla strage dei vecchi italiani. E così donne e uomini marocchini ed egiziani si sono mobilitati per raccogliere latte, formaggini, caffè, zucchero, brioche, frutta e carne fresca. E, da quell’esperienza, per celebrare l’inizio del mese santo del Ramadan con un gesto di elemosina, la comunità islamica ha attivato un centro di distribuzione nella città vecchia che sostiene circa 150 persone a settimana. «Quella tra Sant’Egidio e la Comunità Islamica di Genova è un’amicizia che dura da più di 30 anni – racconta Claudio Bagnasco – fatta di vicinanza umana e spirituale, ma anche di solidarietà concreta, che ci aiuta a costruire una città plurale, unita, capace di affrontare il futuro». Anche la comunità islamica è stata colpita duramente dalle conseguenze della pandemia, con l’impossibilità delle esequie, la difficoltà economiche di tanti, e il mese del digiuno arriva in un tempo così difficile. «Sarà un Ramadan diverso – spiega Mustapha Garib – ma continueremo a pregare nelle nostre case per tutti e affinché la pandemia finisca. L’Italia è forte, ha dato in passato una mano a tutti. È un momento in cui ci vuole pazienza e in cui nella coscienza di tutti deve rimanere un’idea di solidarietà e aiuto reciproco». Uniti nella preghiera e nella solidarietà, anche da Sant’Egidio a tutti gli amici musulmani, gli auguri per l’inizio del mese benedetto di Ramadan: Ramadan Kareem!

Il contagio della solidarietà

Raccolta pacchi alimentari a Coronata

Nel tempo del Coronavirus, tempo di distanze e per molti anche di isolamento, le energie di bene non si fermano. La distanza fisica lascia spazio a una “vicinanza umana” in grado di accorgersi del bisogno degli altri e al tempo stesso di trovare soluzioni creative e concrete di aiuto.

Questo è quello che ha vissuto Ilham. Lei, giovane donna nata in Marocco e accolta in Italia quando era piccola, ha sentito il bisogno di dare il proprio contributo e non restare indifferente di fronte al bisogno degli anziani e di quanti oggi cercano un sostegno.

Raccolta pacchi alimentari a Coronata

Ma le energie di bene non nascono mai per caso, sono frutto di amicizie cresciute nel tempo e legami di fratellanza. Una fratellanza davvero “universale” , capace di unire -in questo caso – cristiani e musulmani.

Ilham questo lo vive da moltissimi anni, nell’amicizia con noi, giovani della Comunità di Sant’egidio, un’amicizia fatta di incontri personali, visite agli anziani dell’istituto San Raffaele. E poi la scuola della pace, che suo figlio frequenta da sempre.

Raccolta pacchi alimentari a Coronata

Oggi Ilham ha deciso di aprire le porte del suo negozio di parrucchiera, ormai punto di riferimento nel quartiere di Coronata, per organizzare una distribuzione alimentare e rispondere al bisogno di tanti. Un pacco ricco, in cui non mancano cioccolatini, per augurare – anche in questo tempo – buona Pasqua ai bambini chiusi in casa. Una lista con i nomi accuratamente compilata e un sorriso colmo di affetto e simpatia umana. Questi gli ingredienti della distribuzione alimentare che ha visto consegnare 30 pacchi e regalare una luce di speranza in questo tempo incerto.

Raccolta pacchi alimentari a Coronata

Le energie di bene si contrappongono al virus perché in grado di generare un “contagio” positivo: dall’amico fruttivendolo pakistano che dona parte della sua frutta e verdura per la raccolta, alle due signore del palazzo che, affacciandosi dal balcone e vedendo quello che stava accadendo, sono scese per donare quanto avevano in casa, condividendo il sorriso di chi sente di aver fatto la propria parte.

Oggi scopriamo ancora una volta e con più chiarezza quanto costruire ponti e intrecciare legami di amicizia siano il futuro e la strada da seguire.

In ricordo di Pietro

Il mondo di chi abita per strada ci appare come qualcosa di estraneo, lontano dalla vita della nostra città, dallo sguardo dei passati. Eppure a Genova le persone senza dimora sono tante, Sant’Egidio ne segue attualmente 200 nel servizio serale presso le stazioni e nei luoghi dove trascorrono le notti. I volontari si fermano, portano i panini e le coperte, offrono la loro amicizia. Negli anni, sull’onda di questa esperienza, è nata una rete di solidarietà per sostenere l’estrema debolezza dei senza dimora. I più fragili, cioè chi abita per strada da più tempo, hanno ormai perso il sostegno di amici e familiari e sono drammaticamente esposti ai problemi che il vivere precario comporta: il freddo, la dipendenza da alcool e droghe e la solitudine accorciano l’aspettativa di vita dei senza dimora a meno di cinquant’anni. Negli ultimi 20 anni sono oltre 150 le persone morte per la durezza della vita in strada. Sant’Egidio desidera ogni anno ricordare i loro nomi nella messa “in ricordo di Pietro” presso la basilica dell’Annunziata. Domenica 23 febbraio circa cinquecento persone tra volontari ed appartenenti al mondo della solidarietà si sono stretti attorno a chi vive per strada in occasione dell’anniversario della morte di Pietro Magliocco, una delle prime persone conosciute da Sant’Egidio durante il servizio serale. Dormiva alla stazione di Sampierdarena: malato di polmonite, è morto la notte del suo ricovero in ospedale, l’11 febbraio 1993. Aveva 57 anni.

Al termine della messa Sant’Egidio ha organizzato un grande pranzo insieme ai senza dimora a cui hanno partecipato circa 200 persone. A servire ai tavoli, con i volontari che abitualmente aiutano alla mensa di via delle Fontane, c’erano una trentina di studenti delle superiori e dell’università. In un clima sereno e familiare tante persone che vivono per strada hanno trovato ristoro e compagnia nei locali della basilica. Ogni persona al tavolo porta con sé una storia che non è estranea a Sant’Egidio, sono amici di breve e lunga data e si mescolano ai volontari che siedono insieme a loro. In questo spirito fraterno, come dice papa Francesco, “chi aiuta si confonde con chi è aiutato, in una tensione che diviene un abbraccio. E il protagonista è l’abbraccio”. Un mondo lontano di invisibili è riportato al centro della vita della nostra città.